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La cucina da mille e una notte
Il Ticino è rinomato per i suoi grotti e la raffinata cucina mediterranea. Ma solo al Ristorante degli Amici di Vezia vicino a Lugano si può mangiare indiano come a Nuova Delhi
«Abbiamo mangiato come a casa nostra», questo il commento di due uomini d’affari di Nuova Delhi all’uscita dal Ristorante degli Amici di Vezia, vicino Lugano. Non avrebbero potuto fare un complimento più gradito a Gagan, il titolare del locale, cresciuto a Aurangabad in India, emigrato in America per studiare e frequentare la scuola alberghiera, per poi passare da lavapiatti a capo servizio al «Ritz Carlton» di New York e infine avviare un’attività in proprio nel settore della ristorazione in Ticino.
Gagan Nirh aveva appena 29 anni quando nel 2007 aprì il Ristorante di Vezia con la moglie Daniela. All’inizio i coniugi Nirh erano piuttosto restii a proporre piatti indiani e inserirono nella lista solo il «Chicken Tikka Masala» cucinato secondo la ricetta originale della madre di Gagan che divenne presto il pezzo forte del locale. Da allora le «specialità di mamma Gurmeen» si sono conquistate una pagina intera del menù ed è grazie a loro che la sera il locale è sempre gremito di buongustai che vengono da tutto il cantone. Gli antipasti sono talmente gustosi da giustificare il viaggio. Tra questi, i «Papri Chaat», cracker dolci con ceci, yogurt e un delizioso chutney al tamarindo dal sapore fresco e speziato, il «Paneer Tikka», a base di formaggio fresco marinato con salsa Tandoori ecc. ecc.
La cosa migliore è ordinare un antipasto misto della casa. Anche se non c’è sulla lista, niente paura: come dice Gagan «il dialogo diretto con i clienti è meglio di ogni menù».
Il locale è arredato in stile moderno, ma accogliente. Alle pareti mancano le classiche immagini di rito dell’India, sostituite da file di bottiglie usate come decorazione che rivelano la grande passione di Gagan per vini di produttori italiani o ticinesi che il giovane gestore conosce di persona. Per i piatti indiani consiglia vini corposi che ben si sposino con il piccante dei cibi, ad esempio uno «Jo» del Salento che ha la bellezza di 16,5 gradi.
Per i clienti é un’esperienza culinaria da mille e una notte.
